Dall’incontro con un gruppo di allievi provenienti da diverse classi terze della scuola secondaria di primo grado di Racale è emerso come il concetto di prevenzione primaria possa essere direttamente correlato ad un quesito: cosa stiamo aspettando? I ragazzi lo hanno interpretato come un costrutto quasi filosofico che nella vita quotidiana è assimilabile al “guadagnare tempo rispetto ad una questione di rilevante priorità”. I ragazzi, inoltre, hanno voluto sottolineare l’incoerenza con la quale noi adulti affrontiamo alcuni questioni. Il fumo, l’uso socialmente accettato dell’alcool, la guida di automobili che in teoria invitano a superare il limite di velocità consentito, l’atteggiamento da tifosi spregiudicati. Il predicare bene e il razzolare male ferisce profondamente la loro dignità oltre a farli sentire spaesati e confusi. Non si deve fumare, ma poi prof e genitori fumano, lo stato ci guadagna con il monopolio; la disparità di trattamento tra cittadini (ricchi e poveri, nord e sud, grandi centri e piccole realtà), mentre si predica l’idea che siamo tutti uguali; tutto ciò incide sull’idea della qualità della vita e su quanto convenga investire davvero sul benessere individuale e collettivo.

 

Psicologa Lilt: Anna Lucia Rapanà

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